venerdì, 14 marzo 2008
C'è una nuova milonga. E' morbida come il colore della panna. Il pavimento antico risuona di note dorate e di passi. La luce soffusa si distende sul bianco ambrato dei tavoli e delle seggiole. La musica si scioglie sino negli angoli, mentre le coppie sorridono i loro tanghi. C'è nell'aria un vago sentore di cuoio e nuvole leggere di un profumo fatto di cento profumi. Piccole candele guardano curiose.
martedì, 19 febbraio 2008
Di lei ho visto un solo occhio scuro, truccato di nero, allungato e socchiuso. Un guizzo tra i suoi stessi capelli mori e la nuca notturna del suo cavaliere. Un tango armonioso e sicuro. Un dialogo senza eccessi né sbavature. Sono passati, si sono allontanati. Arrivavano dall'Argentina, con pelle ambrata e profumo di ampi spazi, con capelli corvini e sguardi di brace, con passi perfetti come alfabeti dell'infanzia e voleos immaginari consumati in frazioni di secondo...
Di lei ho visto un solo occhio scuro, truccato di nero, allungato e socchiuso, perduto sonnambulo nell'abbraccio del tango.
giovedì, 24 gennaio 2008
Molte persone nella sala. Noi a un tavolino. Quattro donne e un uomo, il mio. Lei non la conosco, amica di amici, è seduta con noi. Non mi è simpatica, d'istinto. E l'istinto non mente. Ballo con un uomo, il mio. Sento un piccolo, insistente fastidio crescere tra lo stomaco e il cuore. Quasi un presagio. Mi allontano. Poi torno e li vedo. Lei gode, lui sorride. Lei sta ballando con un uomo, il mio. Lei invita, subdola e scorretta. Io uccido.
martedì, 27 novembre 2007
martedì, 02 ottobre 2007
venerdì, 07 settembre 2007
giovedì, 30 agosto 2007
Vengono sempre più di rado a ballare il tango, l'uoma e il donno.
Sono una strana coppia. Lei lo sovrasta e si raddoppia dinnanzi a lui, in larghezza e in profondità. Lui, così esile e un po' curvo, la cinge in un abbraccio di occhiali e ossa.
L'uoma è una donna mora, alta e corpulenta nell'ampiezza del tronco. Non più giovane, rivela sotto le gonne inaspettate, sottili gambe lunghe, poggiate su grandi piedi che faticano a indietreggiare.
Il donno è un uomo filiforme, dal sorriso incerto e non molto loquace, quasi temesse di esserci, nascosto dalla mole di lei, viceversa incontenibile nel parlare.
Il mistero è come il donno possa portare l'uoma, come possa trasmettere a tutto quel corpo il movimento, il sentimento, il tango stesso. Alle volte i grandi piedi dell'uoma inciampano su se stessi in un incrocio, non trovando spazio tra le loro dimensioni o, più probabilmente, faticando a recepire l'avanzare titubante del cavaliere e avendo dubbi, quindi, sul da farsi. Lui le marca piccoli ochos, che di più non può permettersi. Poi infila i passi nell'esiguo spazio tra le anche e, alle volte, sembra riuscire a incedere come se avesse recuperato a pieno il suo ruolo.
Da vedere è uno strano tango, retto su un equilibrio impossibile di contrasti consumati, su anni di condivisioni ribaltate, su piccoli passi, ma a tempo, a tempo.
Il donno porta l'uoma, con fatica non solo apparente, sulla pista della milonga, a tempo, a tempo. La donna porta l'uomo, senza apparente fatica, nel ballo della vita. Ma, incredibilmente, a tempo.