
L'acqua mi sfiora le estremità. S'è placato il mare. La spiaggia è deserta in questa non stagione. Cammino nel vento guardando i miei piedi nudi tra i ciottoli, le alghe e le rare conchiglie. Lo sguardo si posa inquieto tra i resti rigettati sulla battigia. Una sequenza di istantanee si muove come un nastro nel mio spazio visivo. L'occhio è attratto dalla massa densa su cui cammino, dai frammenti traslucidi delle conchiglie riverse, dai legni plasmati dal lavoro dell'onda. Mi fermo. Un ramo in questo fotogramma mi tende le dita. Lo sguardo ha trovato quel che cercava, o forse è il legno ad aver trovato il mio sguardo affiché lo cogliessi, con la mano tesa verso la mia mente a chiedere di essere condotto in un altro luogo, domandando in silenzio di divenire qualcos'altro da sé. E nella fantasia è già opera, oggetto, perché già so che quel legno avrà un'altra vita. Lo raccolgo, lo libero dai granelli di sabbia e lo porto via.
Di tanto in tanto questo grande mezzo decide di non collaborare più... Si sente stanco, affaticato, logorato dall'usura... Insomma, un bel giorno il computer decide di non farci più entrare. Sembra quasi dire "chiuso per ferie". Solo che a noi umani sembra strano che lui sia partito... Eppure è così, e quando è così c'è poco da fare. Bisogna staccare cavi e cavetti (quanto li odio) e portarlo davvero in vacanza, solo che invece di una bella spiaggia su cui farlo riposare, ci tocca portarlo alla beauty-farm dei computer dove lo aspetta un bel programmino di pulizia profonda con massaggio olistico e seduta distensiva completa, ovvero, lo formattano. E a te non resta che sperare che tanto relax non gli faccia perdere la testa, ops, la memoria, ovvero che i tuoi preziosi dati si salvino... Perché, ovviamente, è una vita che non fai un backup!
Questa volta è andata bene. E' tornato in gran forma. Ciao computer.
Ricordo Venezia. C'ero stata d'inverno, quando la nebbia è padrona del tempo. Quella volta c'era anche la neve. Ed eravamo in due a respirarla. Nel suo torpore freddo era ancora più magica. Calli di silenzi colati dai muri. Canali di acque notturne coperte da vapore velato. E il giorno di lame di sole e colori titubanti tra il bianco. Quanti passi conta un viaggio? Quanti sguardi? Quanti respiri?
