Questa notte, e questa volta stavo sognando davvero, mi sono trovata a tavola con alcune donne, come fosse in un bar, ma di sera. Si conversava e ad un tratto ho riconosciuto un paio di loro: le frequento nel loro blog e a volte loro passano da me. Mi sono stupita anche nel sogno. Le ho salutate come fossero vecchie amiche reali, intendo in carne ed ossa, qui e ora, anzi in un bar esistente, appoggiate a un tavolino di legno, con bevande da sorseggiare potendo avere un contatto fisico, visivo, olfattivo, acustico, emotivo e non solo contatti virtuali, donne senza volto, identità ignote. Le due donne in questione, però, non mi hanno riconosciuta. Ho dovuto dir loro chi io fossi, ovvero il nome che ho qui, nel mondo virtuale. Allora abbiamo riso e anche loro si sono stupite. Strano sogno.
Strano sogno che mi porta a chiedermi come possano convivere incontri così significativi con esseri umani spesso privi di identità formale. Io stessa non ho un'identità qui. Ed è una scelta dettata dal desiderio di poter essere solo quello che scrivo o quello che è riflesso nelle immagini che scatto. Voi non vedete me, ma uno scorcio del mio mondo. Mi intuite attraverso quel che io vedo e racconto. Così come io non so chi siete voi né le due donne del sogno, eppure in qualche modo misterioso ci conosciamo bene, tanto bene da incontrarci dove la ragione non ha spazio, dove l'identità non ha senso di esistere: al centro esatto di un sogno.