giovedì, 30 agosto 2007
Vengono sempre più di rado a ballare il tango, l'uoma e il donno.

Sono una strana coppia. Lei lo sovrasta e si raddoppia dinnanzi a lui, in larghezza e in profondità. Lui, così esile e un po' curvo, la cinge in un abbraccio di occhiali e ossa.

L'uoma è una donna mora, alta e corpulenta nell'ampiezza del tronco. Non più giovane, rivela sotto le gonne inaspettate, sottili gambe lunghe, poggiate su grandi piedi che faticano a indietreggiare.

Il donno è un uomo filiforme, dal sorriso incerto e non molto loquace, quasi temesse di esserci, nascosto dalla mole di lei, viceversa incontenibile nel parlare.

Il mistero è come il donno possa portare l'uoma, come possa trasmettere a tutto quel corpo il movimento, il sentimento, il tango stesso. Alle volte i grandi piedi dell'uoma inciampano su se stessi in un incrocio, non trovando spazio tra le loro dimensioni o, più probabilmente, faticando a recepire l'avanzare titubante del cavaliere e avendo dubbi, quindi, sul da farsi. Lui le marca piccoli ochos, che di più non può permettersi. Poi infila i passi nell'esiguo spazio tra le anche e, alle volte, sembra riuscire a incedere come se avesse recuperato a pieno il suo ruolo.

Da vedere è uno strano tango, retto su un equilibrio impossibile di contrasti consumati, su anni di condivisioni ribaltate, su piccoli passi, ma a tempo, a tempo.

Il donno porta l'uoma, con fatica non solo apparente, sulla pista della milonga, a tempo, a tempo. La donna porta l'uomo, senza apparente fatica, nel ballo della vita. Ma, incredibilmente, a tempo.
postato da: chocolateberry alle ore 13:42 | Permalink | commenti (11)
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